EXCALIBUR 45 - marzo 2007
in questo numero

Tuvixeddu fra mito e mistificazione

Una voce contro nella faccenda della necropoli cagliaritana

di Bruno Pin
Definire il termine "ambiente" senza scadere negli equilibrismi dialettici di cui la sinistra si vanta di eccellere è impresa ardua persino per i più titolati che non possono che parafrasare le definizioni rosse.
Basta bensì poco per affrancarsi da definizioni di tutto e nessun significato, basta muovere le gambe e salire nel quartiere Castello, basta appellare la tradizione, il ricordo ancora vivo, la saggezza popolare, basta rivolgere l'impertinente domanda al vecchietto dalle membra oramai stanche e dall'occhietto vispo e furbo. E la risposta ha sapore di verità: «Casa mia è casa mia, quando esco c'è l'ambiente!».
Ecco un buon punto di partenza per non uniformarsi alla parola ambientalmente divenuta verbo delle varie leghe, comitati e lilliput. E un buon punto di partenza per la questione Tuvixeddu, visto che di case si parla. Scandalo e scandalo gridano i rossi: «La più grande necropoli punica smembrata in tre parti con un "accordo di programma" del 2001. Complici oggettivi: il Comune, la Regione, la Sovrintendenza ai beni culturali. Egemone e vincitore: un costruttore, proprietario dell'area. Il grimaldello: la perequazione, questa turpe invenzione dell'urbanistica mercificata. Vittima: una preziosa area archeologica unica al mondo». La fonte non è unica, è la molteplice voce delle leghe rosse, basta digitare "Tuvixeddu" su un motore di ricerca internet e via, distruzione e catastrofe. Ma è mai possibile che non si incontri una sola voce a favore del progetto che in verità, andate a vedere, non è niente male?
E poi perché non ascoltare la verità sulle necropoli puniche uniche al mondo? È gazzosa altro che champagne! Le tombe scoperte in Viale Sant'Avendrace non sono certo siti di grande valore archeologico o gioielli d'arte per Presidente e Vice Presidente del Gruppo Speleo-Archeologico Cavità Cagliaritane, Marcello Polastri e Diego Scano: «Fatta eccezione per un cubicolo sepolcrale romano, esteso ben trenta metri quadri, dotato di cubicoli sepolcrali e arcosoli (murato pochi mesi or sono dalla stessa impresa onde evitare manomissioni) le altre cavità sotterranee presenti nell'area sono di pressoché irrilevante importanza speleologico-urbana e storico-archeologica per una serie di motivi constatati nell'ambito delle nostre indagini ed esplorazioni».
Secondo gli speleologi, si tratterebbe di «sei cavità, ex tombe romane, che sono state snaturate dall'attività di cava protrattasi tra il Viale Sant'Avendrace e gli adiacenti colli per secoli, con particolare furia dall'Ottocento al secolo scorso». In particolare i siti sarebbero stati abitati nel periodo pre-bellico e post-bellico, «prima da cittadini meno abbienti come umilissime e umide dimore di fortuna, poi come postriboli che rivivono nei ricordi degli abitanti del quartiere, anche per le varie e non meglio precisate vicende legate alle prostitute che vi dimoravano». Le stesse cavità, secondo Polastri e Scano, «sono di modestissime dimensioni, prive di elementi architettonici rilevanti, con le pareti di roccia deturpate dal cemento e dalle tracce di intonaci vivaci, forse risalenti al periodo pre-bellico, e ora sono ridotte a piccole cavità maleodoranti, con evidenti lesioni attribuibili alla cessata attività di cava che ha interessato l'intera collina di Tuvixeddu e, non ultima, la Tomba di Attilia, ovvero la cosiddetta Grotta della Vipera cui faceva parte la necropoli romana di Tuvixeddu».
E allora perché nessuno degli ambientalisti di destra occupa un bel sito (un dominio costa meno di trenta euro l'anno) e non riporta tutto ciò e anche che la Soprintendenza non ha nulla da obiettare sul progetto? Perché non organizzare una sezione di documenti download in pdf sulle grandi questioni per poi dedicare alla novità faccende tipo Tuvixeddu? Il perché è semplice: non esiste un ambientalismo non uniformato ai rossi e infatti il vecchietto di Castello subito viene deriso per il presunto errore di non considerare la propria casa come facente parte dell'ambiente.
Umiltà, ragazzi, umiltà: «Ambiente? A casa mia? A casa mia non c'è aria, c'è profumo e dal rubinetto sgorga acqua minerale»: queste le parole del vecchietto.
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