Excalibur verde
SPECIALE
Alle origini del Movimento Sociale Italiano

Vincitori e vinti nel 1946

La fiamma del Movimento Sociale
La fiamma del Movimento Sociale
È singolare constatare come la storiografia e la pubblicistica nazionale, per decenni, non si siano posti il problema di come fosse possibile che, ad appena venti mesi dalla sconfitta dell'Asse, in una Italia ancora occupata dalle truppe alleate, potesse costituirsi, con una semplice comunicazione alla questura di Roma il 26 dicembre del 1946, un partito dichiaratamente neofascista quale effettivamente fu il Msi. E ancora più singolare è il fatto che sia il governo dell'epoca, sia le più importanti forze politiche antifasciste, pur essendo perfettamente a conoscenza di quanto andasse maturando negli ambienti del fascismo clandestino, se proprio non incoraggiarono la costituzione del nuovo partito, quantomeno non posero ostacoli, a parte il solito e scontato polverone di facciata.
È ben vero che lo stesso Msi si guardò bene dal dare una qualche notizia sui soggetti e sulle circostanze che agevolarono la sua nascita.
Solo nel 1970, per il venticinquennale della liberazione, Pino Romualdi(1), leader storico del partito, in un articolo parlò, facendo nomi e cognomi, dei rappresentanti dei partiti antifascisti che nel 1946 ebbero contatti con lui, condannato a morte e latitante, affinché fosse concessa un'amnistia, la più larga possibile ai fascisti.
Il decreto sull'amnistia fu effettivamente promulgato, a firma di Palmiro Togliatti, il 22 aprile del 1946, ad appena venti giorni dal referendum sulla repubblica, con grande soddisfazione di Romualdi, che nel citato articolo afferma: «Impegno mantenuto (quello dell'amnistia, n.d.r.) malgrado le difficoltà che in ogni partito si ebbero per superare le ostilità e le proteste dei soliti "puri", che quasi sempre sono i più faziosi e più cretini. Proteste che in certi casi assunsero persino il tono delle minacce di scissione. Ma i più intelligenti non defletterono e l'amnistia ci fu, anche se la clausola delle cosiddette "sevizie particolarmente efferate" che i "puri" riuscirono a imporre, ne ridusse, seppure in minima parte, le conseguenze. Rammenterò a questo proposito, che il provvedimento portò alla scarcerazione immediata di tremila detenuti».
Affermazioni, queste, contraddette da Giorgio Almirante(2) che, nel libro "Autobiografia di un fucilatore" del 1973, afferma: «Il solo atto concreto di pacificazione fu compiuto proprio da Togliatti, ministro guardasigilli, con la famosa amnistia politica del 1946. Anche Togliatti sbagliò, perché fu subito chiaro il fine strumentale di quell'amnistia, che in verità tendeva non a pacificare, ma ad assorbire fascisti di base e qualche volta di vertice»
(1) Cfr. Pino Romualdi, "I padri fascisti della Repubblica" in "Il Borghese" del 6 giugno 1971, pagg. 431 e segg.
(2) Cfr. Giorgio Almirante, "Autobiografia di un fucilatore", ed. "Il Borghese", Roma 1973.