EXCALIBUR 133 - ottobre 2021
in questo numero

La polisinodia

Ovvero l'equilibrio dei poteri nel tanto bistrattato Ancien Régime travolto dalla Rivoluzione francese

di Franco Di Giovanni
<b>Charles-Irénée Castel de Saint-Pierre</b> (1658-1743)
Charles-Irénée Castel de Saint-Pierre
(1658-1743)
Si dice in Francia prima della rivoluzione francese ci fosse quello che spregiativamente i rivoluzionari chiamavano "antico regime", che loro si vantarono di aver abbattuto; ciò non corrisponde al vero. Basti pensare che essi fanno coincidere stato feudale e stato assoluto, quando lo stato feudale, più esattamente stato patrimoniale, con lo stato assoluto vede la parola fine e in Francia si prefigura uno dei primi stati moderni.
Nello stato patrimoniale vi era un accordo tra chiese e stato. In quello assoluto si cerca di controllare la chiesa a vantaggio dello stato.
Dottrina detta della chiesa gallicana e, per quanto riguarda la Francia, con influenze gianseniste, proto-protestanti, che inquadrano il sovrano, magari formalmente cattolico, come protettore della chiesa nella nazione, nel tentativo di mettercelo a capo. Se nello stato patrimoniale l'economia agricola era basata sulla signoria fondiaria, ma tenuta in gestione comunitariamente almeno in parte da contadini e servi, nello stato assoluto vigeva la dottrina del mercantilismo, che, basata sulla proprietà di arricchimento del commercio, per ottenere moneta, preferibilmente in oro, diminuiva le importazioni e favoriva le esportazioni, anche se sempre a vantaggio di una economia semiautarchica. La nobiltà fondiaria veniva allontanata dai feudi per vivere a corte per aumentare il controllo dello stato sulle terre e poterle censire.
Il commercio invece nello stato patrimoniale era in mano a corporazioni cittadine e rurali autonome, che gestivano commerci e produzioni al posto dello stato centrale.
La difesa del territorio francese era demandata a governatorati militari, nobili cosiddetti di spada, e a milizie popolari cittadine o rurali, a seconda dei casi.
I parlamenti erano corti di giustizia provinciali intermedie, formate dalla nobiltà di toga, cioè amministrativa, che stavano nel mezzo tra la corte popolare e il giudizio della suprema corte regia, appannaggio esclusivo del sovrano.
Molti territori di Francia, come in Spagna, erano poi autonomi nello stato patrimoniale.
Questo sistema, in vigore nello stato patrimoniale, si estese in forma collegiale, coi cosiddetti consigli del re, dall'alto verso il basso e/o viceversa a seconda dei casi e in vari paesi, realizzando un equilibrio di poteri chiamato polisinodia, cioè multiconsiliare, per competenze, mentre lo stato assoluto tese sempre a sopprimerli, anche con l'invenzione di eserciti permanenti per coscrizione obbligatoria.
Una prima sistematizzazione razionale di questa concezione dello stato fu ideata dal filosofo francese Charles-Irénée Castel, in "Sulla polisinodia".
In alcuni casi la polisinodia può considerarsi una evoluzione dello stato patrimoniale comunale in senso moderno e nazionale, ove lo stato assoluto tendeva a centralizzare o sopprimere, invece, il sistema corporativo.
Quindi la tesi che accomuna feudalesimo, clericalismo e stato assoluto non può essere considerata valida e concerne solo mera propaganda ideologica.
In alcuni stati lo stato polisinodale, oltre che limitare lo strapotere del sovrano, limitò o abolì anche il servaggio, in quanto si sviluppò nel sedicesimo secolo, contribuendo a una nuova forma di stato moderno: in epoca contemporanea, la cosiddetta "costituzione di Cadice" instaurata dopo i tumulti in Spagna è di fatto una moderna costituzione polisinodale.
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