Isola di Lampedusa
Si tende sempre a dire le stesse cose, non si capisce perché, ma da tempo immemorabile è così.
Forse per dimenticare un presente che in fin dei conti non piace a nessuno, forse perché oggi va di moda o forse semplicemente per tentare di nascondere sotto il tappeto i frutti disastrosi degli ultimi venti o trent'anni di imbarbarimento culturale.
L'obiettivo è lo stesso, demonizzare la storia nazionale in favore di non si sa quale presunta superiorità morale dei tempi moderni.
Con istituzioni e meccanismi mass mediatici compiacenti, abbiamo visto troppo spesso un accanirsi su guerre, conquiste e quant'altro compiute dalle vecchie classi dirigenti, sia nelle stanze del potere che nei vari salotti televisivi, passando ovviamente per quasi tutti i "giornaloni" che cavalcano le varie retoriche del momento.
Sulla storia coloniale italiana abbiamo sentito letteralmente di tutto e i soliti noti continuano a pontificare su quanto sia giusta l'autocritica sull'operato dei nostri nonni e bisnonni, condita con notizie palesemente inventate e con altre totalmente omesse.
Tutti in Italia ignorano il periodo coloniale post bellico dell'Afis (Amministrazione Fiduciaria della Somalia Italiana) dal 1950 al 1960, ma ancora più sconcertante è come in troppi non si indignino del colonialismo europeo tutt'ora presente.
Francia, Spagna, Portogallo, Olanda, Danimarca e Regno Unito proseguono nel possedere territori d'oltremare.
Tutto questo discorso sarebbe quindi incentrato a dichiarare che il colonialismo non si possa definire un fenomeno concluso?
Esatto, è proprio così. Sarebbe un discorso interessante da sviluppare, ma non si tratta di questo.
Si parla di veri e propri territori d'oltremare colonizzati nei secoli passati nel continente africano e mai ceduti a nessuno, ma persi a seguito dei trattati di pace. Semplicemente perché estromessi dai trattati di pace.
Sembra assurdo se non farneticante, ma è esattamente quello che ho scritto. Sì, l'Italia è ancora economicamente, militarmente, diplomaticamente e politicamente presente in Africa in maniera ufficiale.
Conoscete la precisa locazione e relativa storia delle isole Pelagie?
Si tratta di un luogo notissimo nelle cronache degli ultimi anni, a causa degli sbarchi dei clandestini.
Se il nome dell'arcipelago può dire poco, forse dirà di più il nome delle isole che lo compongono. Isola dei Conigli, Lampedusa, Linosa e Lampione. Due di queste isole è noto che appartengano geologicamente al continente africano, si tratta per l'appunto dell'isola di Lampione (disabitata) e di quella di Lampedusa (5.871 abitanti).
Lampedusa fu in antichità un luogo di sosta per navi ed equipaggi di diversi popoli, in particolare Fenici, Romani, Greci e Arabi (questi ultimi possedevano anche una colonia di abitanti e un governatore sull'isola anche dopo la cacciata ufficiale dalla Sicilia).
Dopo un lungo periodo in cui i ruderi arabi furono pressoché l'unica traccia visibile di presenza umana, attorno al 1630 il Re di Spagna riconobbe a Giulio Tomasi il titolo nobiliare di "Principe di Lampedusa e Linosa", ma per oltre un secolo continuò a essere un territorio disabitato.
Dopo un susseguirsi di tentativi di colonizzazione da parte francese, maltese e inglese (mai però realmente importanti o comunque contrastati da guerre e pestilenze che annientavano sistematicamente le nascenti colonie) e addirittura un tentativo di acquisto da parte russa col Principe Grigori Alexandrovich Potemkin, Lampedusa rimase indenne e disabitata anche nel periodo napoleonico.
Nel corso dell'800 la famiglia Tomasi cedette l'arcipelago a Ferdinando II di Borbone, che prontamente vi insediò una colonia di 150 persone che poi nel 1861 divennero sudditi del Regno d'Italia.
La colonia durante i decenni incrementò i numeri, e passò indenne tutto il periodo della storia nazionale, comprese tutte le guerre che avrebbero potuto coinvolgerla (guerra italo-turca, prima guerra mondiale, guerra di Spagna e seconda guerra mondiale) sino ad arrivare ai giorni nostri a essere l'ultimo avamposto italiano in terra d'Africa, unica superstite dei fasti lontani.