"Il terzo radicalismo. Islam e Occidente nel XXI secolo", di Ernst Nolte
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Se esiste oggi un argomento di attualità è proprio l'islamismo».
Così comincia l'ultimo saggio del discusso storico tedesco Ernst Nolte, scritto nel 2009, ma con un incipit di un'assoluta attualità. Allora l'islamismo era al centro del mondo e lo sarebbe stato anche negli anni a seguire, con la nascita della cosiddetta "primavera araba", e lo è maggiormente in questi giorni con diverse città del mondo islamico attraversate da ondate di violenza per protesta per il discusso film sul profeta Maometto.
Il saggio di Nolte "Il terzo radicalismo. Islam e occidente nel XXI secolo", propone un'analisi storica - che prende origine dall'invasione dell'Egitto da parte delle truppe di Napoleone per arrivare alla fine del XX secolo - alla ricerca delle radici storico-culturali di uno dei fenomeni più discussi e controversi del mondo contemporaneo.
Nolte analizza i due movimenti politici più importanti che nell'ultimo secolo si sono fronteggiati e che si sono opposti con la massima determinazione - entrambi per diverse ragioni - all'avvento della modernità laica ed edonistica rappresentata dal capitalismo: il comunismo e il nazionalsocialismo.
Nolte fu contestato in passato per aver sostenuto che il nazismo non era altro che una reazione al bolscevismo (senza l'uno sarebbe esistito l'altro?) e che quindi il lager non era che una conseguenza del gulag. Questa tesi fece dire che lo storico tedesco cercava in questo modo di ridare dignità alla Germania e quindi alleggerire il peso di Auschwitz, superando così il divieto implicito di paragonare comunismo e nazismo. Per Nolte l'orrore del Terzo Reich non è stato che una forma preventiva di difesa dal bolscevismo, datando così al 1917 l'origine degli orrori del XX secolo.
L'ultima opera dello storico tedesco ritorna quindi all'idea originaria del confronto tra nazismo e comunismo e li pone entrambi come premessa per la comprensione filosofica e storica del terzo grande radicalismo contrario alla modernità e all'Occidente: l'Islam.
Nel suo saggio approfondisce gli aspetti prima oscurantisti poi all'avanguardia dell'impero ottomano e della rivoluzione di Ataturk, così come analizza in dettaglio le origini e i significati della rivoluzione iraniana di Khomeini. Nel contesto delle due guerre mondiali si sviluppa la nascita dell'idea e della realizzazione dello stato di Israele, profonda sfida della modernità incuneata nel cuore del mondo islamico.
È assolutamente discutibile - e non poteva essere altrimenti - la sua distinzione tra antisemitismo e antisionismo - quasi un'eco stereotipata del terzomondismo islamico: la sua analisi della nascita dell'idea di Israele è oggettivamente esatta, ma le cose non dette e quelle solo accennate lasciano in bocca un sapore amaro, per la sua indubbia capacità di spostare il peso della responsabilità tutta nella nascita dello stato di Israele. Ambiguo.
Comunismo, nazismo e islamismo, «
nonostante le profonde differenze», risultano convergenti per «
il fondamento comune» dovuto al loro «
conservatorismo rivoluzionario».
Quest'apparente ossimoro è la tesi fondante del suo saggio, dipanata con profonda maestria attraverso le vicende di un intero secolo. La profonda avversione alla modernità rivela il conservatorismo delle tre idee e il rifiuto dell'espansione innovatrice della società liberale, laica ed edonista.
La classe, la razza e la religione sono diventati il Dio al quale ispirare le proprie azioni e le stragi e i massacri che ne sono derivati non sono altro che il tentativo di rifiutare l'essenza individuale (edonistica, perché no?) dell'uomo libero.
Dei tre movimenti analizzati - bolscevismo, nazionalsocialismo e islamismo - è quest'ultimo che resta al centro dell'attenzione del mondo, per la sua carica dirompente.
Non è una competizione economica: l'islam non ha certo modelli di produzione e di distribuzione della ricchezza da proporre. La sua opposizione all'Occidente è posta - purtroppo - solo in termini religiosi e politici: è una lotta tra laicità e religione, nient'altro.
In questo contesto manca la possibilità di un confronto sereno ed equanime tra la civiltà occidentale e quella islamica. Resta - ignorato - quello scontro di civiltà, teorizzato da Huntington, tra chi discute tutto in nome del razionalismo illuminista e chi non discute nulla, in nome della propria religione.
Occorre, prima che sia troppo tardi, mobilitare il mondo della ragione, da contrapporre a quello della fede oscurantista, e far trionfare la supremazia dell'individuo nei confronti della massa indottrinata e ignorante.