EXCALIBUR 25 - marzo 2001
in questo numero

Sardi a Salò: Gaetano Pattarozzi

Il poeta armato della Repubblica Sociale

di Angelo Abis
Sopra: Gaetano Pattarozzi e Pattarozzi in divisa col fondatore del futurismo Filippo Tommaso Marinetti
Sotto: testata della rivista "Mediterraneo Futurista" fondata da Pattarozzi nel 1938
Alla R.S.I. aderirono non pochi esponenti del Futurismo: oltre al suo fondatore, Filippo Tommaso Marinetti, anche Luciano Folgore, Emilio Settimelli, il Sardo d'origine Mario Dessy e Gaetano Patarozzi, unico poeta che indossò la divisa e imbracciò le armi, sobbarcandosi, alla fine, il peggio. Patarozzi era nato a Cagliari nel 1914. Giovane brillante e estroverso, collaborò attivamente alla rivista del G.U.F. cagliaritano "Sud-Est", che pubblicò, tramite la propria casa editrice, il suo primo libro di poesie.
Si era appena laureato in lettere quando conobbe Marinetti, venuto in Sardegna nel 1937 per commemorare il poeta Sebastiano Satta. Aderì quindi al futurismo e ne divenne in breve tempo il massimo esponente regionale. Fondò una rivista letteraria, "Ariel", che nel 1938 trasformò in "Mediterraneo Futurista", assurgendola a organo ufficiale dell'omonimo movimento. La rivista ebbe grande successo soprattutto perché ingaggiava feroci polemiche con l'altrettanto noto foglio tradizionalista "Il Perseo". Fu scrittore molto prolifico: pubblicò nel 1939 "Aeropoema futurista della Sardegna", nel 1941 diede alle stampe il saggio "Inghilterra fogna del passatismo" e nel 1942 un altro saggio: "Civiltà colonizzatrice tedesca".
Un gran numero di opere letterarie e di poesia di Patarozzi sono andate perdute nel turbinio della guerra (due sue poesie sono state pubblicate nello Speciale del n. 18 di Excalibur, n.d.r.). Di lui Marinetti soleva dire: «Sangue sardo + Futurismo x Fascismo = Gaetano Patarozzi, grande aeropoeta non preveduto dagli avi». Oppure, allorché presentò l'opera "Aeropoema futurista della Sardegna": «Sopravanza tutti prendendo arditamente la ribalta un aeropoeta venuto da Cagliari: Gaetano Patarozzi. Venticinquenne, occhi verdi, alto, snello, viso insieme ardito e femminile. Sardo per concisione di pensiero e gesti, ma giunco al vento se declama le sue liriche. Capace di mutarsi da flauto in brontolone camino di nuraghi, questi catarrosi bronchi degli inverni sardi. Con voce di scure, Gaetano Patarozzi fende le moltissime obiezioni delle retroguardie di un passatismo sconfitto e in rotta».
Dopo l'8 settembre del 1943 non ebbe crisi di coscienza: fu - naturalmente - nel fascismo repubblicano, non solo a scrivere poesie, ma anche a combattere nella trincea più dura ed estrema. Venne nominato commissario del comune di Parma e al contempo rivestì il grado di Capitano nella brigata nera locale. Dopo il 25 aprile del 1945 si diede alla macchia.
Intanto un "tribunale del popolo" lo condannò a morte in contumacia per i presunti misfatti che avrebbe commesso durante la reggenza del comune di Parma. I partigiani della zona, che gli volevano fare la pelle, gli diedero la caccia. Lo trovarono, lo linciarono e lo lasciarono esanime a terra credendolo morto. Fu raccolto, curato e nascosto da qualcuno di buon cuore. Fuggì ancora e per ben due volte scampò alla fucilazione. Una prima volta riuscì a evadere dai locali ove era custodito poco prima che questa avvenisse. La seconda volta era già messo al muro, col plotone d'esecuzione dei partigiani pronto a far fuoco, allorché sopraggiunse una provvidenziale pattuglia americana su una camionetta. Si sa che gli Americani, allora, da buoni occupanti, non gradivano che altri amministrassero la giustizia in loro vece. Senza tante storie si fecero consegnare il prigioniero e se lo custodirono gelosamente, tanto gelosamente che rifiutarono, almeno per un certo tempo, di consegnarlo agli Inglesi, i quali, a loro volta, lo cercavano accanitamente per fargli pagare il fio di aver scritto il saggio "Inghilterra fogna di passatismo", saggio che, a suo tempo, era stato gratuitamente distribuito fra le forze armate italiane.
Ma, divenute pressanti le richieste degli Inglesi, gli Americani decisero a un certo punto di consegnare il prigioniero. Saputolo, Patarozzi fuggì per l'ennesima volta. Riuscì a nascondersi in un convento dove rimase opportunamente travestito da frate, fintantoché un tribunale ordinario non lo assolse da tutti i crimini che gli erano stati attribuiti.
Rientrato a Cagliari, fu tra i fondatori del M.S.I., divenendone poi il primo segretario provinciale. Morì ancora giovane, aveva solo 45 anni, a seguito anche dei maltrattamenti subiti nel 1945, nel 1959 in una stanzetta del reparto di cardiologia dell'ospedale "San Giovanni di Dio" di Cagliari.
Poesie di Gaetano Pattarozzi.
Aprile 1945
Quando aprile
ritorna sui balconi
e dondola
i gerani
alla ringhiera
in me rivive
l'incubo d'allora...
Rivedo il fiume
e i pioppi
in lunga fila
che specchiano
nei lividi canali
il lento dondolìo
degli impiccati
Ausiliaria
Così ti vidi poggiata
su un guanciale
di capelvenere...
ti fioriva fra i denti
un minuscolo garofano
di sangue
e t'avvolgeva la mano
un rosario
di rugiada...
Poi da un mare
verdeggiante di canapa
verso Te salì
una bianca
processione di gigli
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