EXCALIBUR 25 - marzo 2001
in questo numero

I nuovi giacobini

di Corrado Meloni
Come ha scritto recentemente Sergio Romano, «dopo le tre grandi guerre che hanno sconvolto il secolo, l'Europa combatte alla fine del Novecento una paradossale guerra della memoria. Abbiamo smesso di ucciderci nei campi di battaglia e nei duelli ideologici della guerra fredda, ma continuiamo a combatterci sul terreno dei ricordi e delle interpretazioni storiografiche. Da tempo ormai non passa mese senza che vengano riaperti vecchi casi».
Parole quasi profetiche, viste le polemiche riattizzatesi in occasione della morte dell'ex regina d'Italia, Maria José di Savoia, a proposito del rientro in patria dei discendenti maschi della dinastia sabauda.
Che non si tratti di una questione, per così dire, accademica - riguardante soltanto le riviste di approfondimento culturale o le terze pagine dei quotidiani - ma di una questione di natura eminentemente politica, ce lo dimostra Pierluigi Battista, il quale, sviluppando la riflessione di Romano, ha infatti osservato come «gli ex comunisti hanno pure, in vista di una campagna elettorale proibitiva, riesumato la categoria del "pericolo fascista". Massimo D'Alema parla lombrosianamente di un "cromosoma fascista" che sarebbe riemerso nella destra italiana, senza aggiungere che con i partiti dal "dna fascista" lui voleva riformare nientemeno che la Costituzione. Ripartono i cortei antifascisti, come se il fascismo fosse alle porte. Lo stesso Giuliano Amato, campione di una cultura riformista di sinistra che i conti col comunismo li ha fatti fino in fondo, non risparmia frecciate contro i rigurgiti fascisti che rischierebbero di compromettere la credibilità democratica della Casa delle Libertà..."; e ancora "la "guerra della memoria" viene combattuta con ogni mezzo e senza dispendio di energie come prolungamento di una lotta politica che mira alla delegittimazione e alla squalifica morale dell'avversario...».
Eppure sembrava che il discorso d'insediamento alla presidenza della Camera di Luciano Violante, col suo riferimento ai "ragazzi di Salò", avesse segnato un passo importante, quasi decisivo, verso quella pacificazione nazionale da molti auspicata. Invece no: l'intellighenzia di matrice comunista e azionista ripropone ancora lo scontro ideologico e morale, chiamando a raccolta i difensori della Repubblica antifascista per ingaggiare l'ennesima battaglia partigiana contro le destre di ogni risma.
Un appello, quello di Bobbio & C., che ha fatto indignare un antifascista doc come Francesco Cossiga, il quale, in un'intervista, ha stigmatizzato con forza le parole di Bobbio contro Berlusconi, paventando il rischio di una degenerazione del conflitto politico a "lotta fra bene e male".
I nuovi giacobini sono all'opera, dunque. Rimestano nel passato illudendosi di dominare il presente, ma così facendo si condannano a non avere un futuro. Alla faccia delle magnifiche sorti e progressive.
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