Una copertina
Ogni tanto è saggio concedersi una pausa.
Questa volta "recensisco" una copertina che mi ha intrigato.
Il libro la cui immagine è riportata in questa pagina è l'ultimo che ho appena terminato: era protetto da una custodia che sposto da un libro in lettura al successivo; quando l'ho tolta sono rimasto ingenuamente attratto dalla copertina.
Il nome dell'autore - Byung-Chul Han - e il titolo - "Le non cose" - in maiuscolo, perfettamente allineati sulla destra; il sottotitolo - "Come abbiamo smesso di vivere il reale" - in minuscolo tranne l'iniziale della prima parola, allineato a sinistra.
Autore e titolo in grassetto, sottotitolo in carattere normale.
Tutto in nero, tranne il nome dell'autore in color magenta, che richiama il magenta della parola "Extra" nel nome della collana.
Tutto su uno sfondo luminosamente giallo.
Un'accuratezza raffinata nella composizione di una semplice copertina.
Una piccola divagazione sul libro, peraltro in sintonia con il suo contenuto.
L'autore, un Sudcoreano che ha studiato e insegna in Germania, parla di un libro sul quale aveva sostenuto un esame ai tempi dell'Università, quando si occupava di Metallurgia prima di passare in Filosofia, "Transformations in Metals" di Paul G. Shewon, e scrive: «
È stato l'ultimo libro che ho letto durante il mio studio universitario della metallurgia. Lo conservo come un cimelio. Se a suo tempo lo avessi letto in forma di ebook ora avrei una cosa del cuore in meno, una cosa cioè che non posso riprendere in mano per ricordare. Già, le cose rendono il tempo tangibile, i riti lo rendono calpestabile. La carta ingiallita e il suo odore mi scaldano il cuore. La digitalizzazione distrugge ricordi e contatti fisici...» (Byung-Chul Han, "Le non cose", pagina 117).