EXCALIBUR 128 - maggio 2021
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Gli anni della gioventù fino all'ascesa al vertice del Pci

a Sofia fu incidente o attentato?
A Sofia fu incidente o attentato?
Si è quindi in presenza di un personaggio che non può essere letto secondo stereotipi ammuffiti. E la sua storia personale ne costituisce conferma. Enrico Berlinguer proveniva da un'antica famiglia di origine iberica che aveva ottenuto, nel 1777 da Vittorio Amedeo III, patente di nobiltà e cavalierato ereditario. La famiglia, attraverso una fitta rete di parentele, era legata ad altre famiglie dell'aristocrazia e della borghesia sarda. Suo padre Mario, avvocato affiliato alla massoneria, dopo aver partecipato alla Prima Guerra Mondiale col grado di ufficiale aveva aderito al Partito Sardo d'Azione.
Enrico nasce a Sassari il 25 maggio 1922 da Mariuccia Loriga, cugina della madre di Francesco Cossiga, col quale manterrà sempre un rapporto di leale collaborazione istituzionale. A 18 anni consegue la maturità classica al Liceo Ginnasio Domenico Alberto Azuni e si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza dell'Ateneo turritano. Sostiene alcuni esami, ma, attratto dalla politica (divenne presto il segretario dei giovani comunisti sassaresi), non porta a termine gli studi.
Nel 1944 organizza a Sassari una manifestazione per reclamare pane, pasta e zucchero. Alcuni dimostranti esasperati (soprattutto donne) assaltano i forni, i frantoi e i magazzini che custodiscono le derrate alimentari. Berlinguer, la mattina del 17 gennaio, viene arrestato e in seguito recluso nel carcere di San Sebastiano dove resterà sino al 23 aprile, allorché, prosciolto dalle accuse durante la fase istruttoria, viene rimesso in libertà.
Da allora inizia la sua carriera politica: prima nel Fronte della Gioventù (l'organizzazione giovanile comunista) e poi all'interno del Pci (nel gennaio 1946 viene eletto nel Comitato centrale). Nel 1957 si sposa con Letizia Laurenti e si trasferisce a Cagliari per ricoprire la carica di vicesegretario regionale del partito. L'anno seguente, peraltro, ritorna a Roma chiamato da Togliatti e Longo. Nel dicembre del 1961 interviene in una riunione del Comitato centrale per rivendicare l'autonomia del Pci dal partito comunista dell'Unione Sovietica. Negli anni seguenti solleva continue riserve, perplessità e interrogativi sui metodi e sull'azione politica del Pcus.
Successivamente Berlinguer abbraccia i temi della lotta per la pace, la distensione, la coesistenza pacifica e il disarmo. Nel 1969, alla conferenza dei partiti comunisti tenuta a Mosca, pronuncia un discorso col quale respinge fermamente l'idea che potesse esserci un unico modello di società socialista, valido in tutte le situazioni e afferma che le stesse leggi che disciplinano lo sviluppo delle società umane esistono sempre e solo in riferimento a realtà particolari, storicamente determinate e irripetibili.
Nel marzo del 1972 viene eletto, dai delegati al XIII Congresso del Pci, segretario nazionale del partito. In tale veste, nell'ottobre del 1973, Berlinguer si reca a Sofia, in Bulgaria, per incontrare il capo di Stato Todor Živkov. Mentre si dirigeva verso l'aeroporto, l'auto sulla quale viaggiava viene investita da un camion militare. Nell'incidente perse la vita l'interprete, mentre due dirigenti del partito comunista bulgaro che viaggiavano con Berlinguer furono gravemente feriti. Berlinguer riportò lievi ferite. Su tale episodio, nel 1991, Emanuele Macaluso rilasciò un'intervista al settimanale "Panorama", dichiarando che Berlinguer gli aveva rivelato il sospetto che in realtà si fosse trattato di un "falso incidente" orchestrato dal Kgb e dai servizi segreti bulgari per sopprimerlo.
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