EXCALIBUR 108 - luglio 2019
nello Speciale...

Il complotto sassarese

Copertina de "La Domenica del Corriere" su un presunto attacco di resistenti fascisti sassaresi a un reparto britannico (cliccare sull'immagine per ingrandire)
I primi due gruppi che si costituirono a Sassari nel tentativo di creare una rete fascista furono quello del console della Milizia Giovanni Martini e quello che faceva capo al Comitato regionale fascista sardo.
Il 3 dicembre 1943, nei pressi dell'arcipelago di La Maddalena, fu bloccato un Mas che stava facendo rotta verso le coste della Toscana; a bordo vi era il maggiore di fanteria e console generale della Milizia Giovanni Martini.
Durante la perquisizione gli furono rinvenuti addosso un verbale della seduta del 18 settembre, nella quale quindici persone avevano costituito il Partito fascista repubblicano sardo, una lettera del comitato direttivo del partito indirizzata a Pavolini, dalla quale si evinceva che Martini era il rappresentante del Pfr (Partito fascista repubblicano) sardo, un cifrario segreto e appunti vari.
I carabinieri arrestarono altre diciotto persone, fra cui dodici militari. Furono tutti incriminati di «cospirazione politica mediante associazione, delitto di associazione antinazionale, concorso nel delitto di aiuto al nemico, abbandono del corpo per combattere contro lo Stato, concorso nel delitto di alto tradimento», accuse che, soprattutto per i militari, prefiguravano la condanna a morte mediante fucilazione alla schiena.
Invece il 17 novembre 1944, il tribunale militare territoriale della Sardegna assolse tredici imputati, mentre cinque ebbero pene tra i cinque e i dieci anni; solo Martini fu condannato a quattordici anni di carcere. Il secondo episodio è databile 21 marzo 1944 quando, al largo delle coste della Gallura, alcune unità navali inglesi intercettarono una grossa imbarcazione con undici persone a bordo, quattro militari e sette civili, i quali, pur avendo dichiarato che si stavano recando a Napoli, non furono creduti e i militari furono arrestati.
La loro cattura permise di venire a capo di un'altra organizzazione clandestina fascista, quella del già citato Comitato regionale fascista sardo. Fin da febbraio - ma probabilmente la formazione del gruppo andrebbe retrodatata alla fine del 1943 - si era costituito in provincia di Sassari un gruppo di giovani fascisti che tentava di creare una rete organizzativa in sostituzione di quella predisposta da Martini; i giovani, inoltre, dal mese di febbraio 1944, avevano diffuso un giornale, anch'esso clandestino, "La voce dei giovani".
Ne erano stati divulgati solo due numeri, a febbraio e a marzo, ma comunque sufficienti per qualificare i redattori di aperto filofascismo. La polizia recuperò inoltre una relazione sulla situazione della Sardegna al 17 marzo 1944, con interessanti indicazioni sull'organizzazione dei gruppi fascisti repubblicani indirizzata a Barracu, nonché un cifrario segreto che faceva intuire l'esistenza di contatti con la Rsi mediante una radio ricetrasmittente. Sulla base di tali elementi, oltre a quelli fermati il 21 marzo al largo delle coste della Gallura, furono arrestati, il giorno successivo, altri otto militanti del Comitato regionale fascista: il sottotenente di fanteria Giovanni Tanda, il tenente medico del distretto militare di Sassari Carlo Bologna, Antonio Pigliaru, militare in congedo, il sergente Gavino Pinna, ex segretario regionale dei Guf, il soldato di fanteria Vincenzo Scano, i civili Cesare Berardi, Giuseppe Cardi Giua (insegnante), il tenente di artiglieria Giovanni Russo; a questi si aggiunsero Putzu e Sonetti, già arrestati; riuscì a sfuggire alla cattura, invece, Ugo Mattone, tenente dei paracadutisti.
Le accuse erano le solite: "associazione antinazionale", "cospirazione mediante associazione per alto tradimento", "tentativo di rivelazione di segreti militari al nemico", "diffamazione a mezzo stampa", in quanto, dalle colonne del loro giornale, i giovani avevano messo alla berlina una signora della buona società sassarese per le disinvolte frequentazioni di alcuni ufficiali alleati e per aver organizzato "illecite distrazioni" a favore dei medesimi.
Il 29 agosto il Tribunale militare della Sardegna, pubblico ministero Francesco Coco, derubricò molte accuse, le quali avrebbero, come nel caso del processo precedente, comportato la pena capitale. Ebbe la peggio Ugo Mattone, condannato in contumacia con undici anni di carcere, quindi Pigliaru, Pinna, Tanda e Russo con sei anni, altri a pene inferiori. Il 21 aprile era stata intanto fermata un'altra barca, rubata, con a bordo cinque militari che erano salpati dal porto di Palau: quest'ultimo episodio indusse le autorità di polizia a intensificare la sorveglianza e mostrò come nel sassarese il fascismo clandestino fosse un fenomeno tutt'altro che circoscritto.
Ancora a marzo e ad aprile le informazioni di polizia sottolineavano come circolassero, soprattutto in ambienti militari, giornali clandestini del gruppo di Sassari, "Resurgo" e "Manganello", attorno ai quali operavano, per azioni di propaganda capillare nella provincia, diversi giovani, alcuni militari ed ex squadristi. Come nota Giuseppe Conti, il clandestinismo fascista sardo fu prevalentemente un fenomeno militare, di élite. Quando non erano coinvolti i militari, allora si trattava di ex dirigenti del disciolto Pnf, del Guf, di pubblici funzionari, di magistrati, di giovani laureati.
tutti i numeri di EXCALIBUR
VICO SAN LUCIFERO