Il costo sociale ed economico della corruzione in Italia
10% del Pil: un tesoro nascosto che cambierebbe la nostra vita
della Redazione
Quasi sempre il costo della corruzione viene misurato in termini economici, come del resto avviene nel resto del mondo.
Bisogna pur dichiarare, infatti, che la corruzione è un fenomeno che investe tutti i paesi, sebbene tra i primi in classifica ci siano quelli in via di sviluppo o quelli che sono classificati ai margini dell'economia mondiale, come la Grecia, la Bulgaria e la Romania, che in materia superano l'Italia di qualche gradino.
Secondo l'Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), la corruzione grava per il 3% sul Pil mondiale.
In Italia si attesta ugualmente sul 3%, con un impatto di circa 60-70 miliardi annui, ma alcune fonti ritengono che in realtà superi il 10% del Pil nazionale se rapportata all'economia sommersa italiana, notoriamente di dimensioni maggiori rispetto al resto del mondo.
Secondo Luigi Giampaolino, presidente della Corte dei Conti, in audizione nel mese di aprile presso la Commissione Bilancio, il dato si attesterebbe sui 60 miliardi all'anno, con un danno per l'Erario pari a un terzo dei suoi introiti.
Cosa rappresenti in termini economici è abbastanza chiaro e questo determina anche un ulteriore danno, considerato che le imprese estere non vogliono investire in Italia, oltre che per l'incubo di finire in contenziosi legali senza fine anche a causa della corruzione, che impone il pagamento di mazzette persino nella pubblica amministrazione.
Nel 2010 la Corte dei Conti è riuscita a condannare 90 funzionari pubblici, recuperando circa 293 milioni di euro, mentre le sezioni regionali della Corte hanno emesso
350 sentenze di condanna per 255 milioni. Insomma, la corruzione pesa sull'economia per oltre 150 miliardi del prodotto nazionale, sia per la stima del denaro sottratto all'imposizione fiscale sia per la valutazione, più difficile, ma comunque reale, del riciclaggio di denaro sporco che ne consegue, raggiungendo così il 10% del Pil.
Altro dato interessante è quello fornito da Giancarlo Padoan, vice direttore generale e capo economista dell'Ocse, anch'egli sentito dalla Commissione parlamentare.
Padoan non fornisce cifre, ma entra nel sociale, evidenziando la difficoltà dei capitali esteri a investire in Italia per la diffusa corruzione nell'amministrazione pubblica e l'impossibilità di competere con il mercato sommerso, anch'esso in parte frutto della corruzione, del riciclaggio e dell'evasione fiscale.
Il fenomeno, purtroppo, investe soprattutto le fasce sociali più deboli per la perdita di posti di lavoro e per il mancato sviluppo.