Un'espressione distesa di Gianfranco Fini (prima delle consultazioni elettorali)
Gennaio 1995: una data indimenticabile per la comunità missina che ininterrottamente dal 1946 aveva sventolato con orgoglio e coraggio la Fiamma Tricolore. Con la trasformazione del Movimento Sociale Italiano in Alleanza Nazionale si registrava un passaggio storico, applaudito in particolare dalla stampa moderata e progressista, ma vissuto con lacerazioni e sofferenze all'interno. Non si trattava di un semplice cambio di targa, le tesi che emergevano dal
bagno purificatore di Fiuggi tra le altre cose beatificavano l'antifascismo e facevano esplicito riferimento ad Antonio Gramsci, trascurando, anzi abiurando, le origini, le radici, i valori di riferimento che per quasi cinquant'anni avevano caratterizzato la comunità politica missina. Uno strappo giustificato e digerito facendo riferimento alla necessità di offrire all'elettorato centrista ed ex democristiano un partito di una destra moderata, moderna; dicevano che fosse adeguata ai tempi e che, ovviamente, non presentasse assolutamente tracce del "Ventennio". Così moderna e moderata che negli stand librari dell'Assemblea di Verona, nel febbraio 1998, furono bandite anche le pubblicazioni sull'argomento. Una scelta tanto forte che in pochi anni si è potuto sbandare dal "Fascismo del 2000" e da un Mussolini considerato "il più grande statista del Secolo" a un'"Opera Omnia coperta da due dita di polvere" o peggio ancora a un azzardato, e assolutamente ignorante, paragone con Milosevic, passando per alcuni pellegrinaggi "
politically correct".
Una scelta arrivata dopo un 1993 caratterizzato dai grandi successi missini alle elezioni comunali di Roma e Napoli - con Gianfranco Fini contro Rutelli (ben sostenuto da Mariotto Segni, proprio lui, quello dell'elefantino) e Alessandra Mussolini contro Bassolino assai vicini alla poltrona di Primo Cittadino - e un 1994 forte del risultato positivo del M.S.I. (inserito nell'allora cartello elettorale denominato Alleanza Nazionale) alle Europee e alle Politiche. È grazie a quel successo che alcuni "missini", per la prima volta nella storia dell'Italia Repubblicana, divennero Ministri e Sottosegretari. Ora a ridosso dal quinto compleanno di A.N., i risultati delle ultime consultazioni Europee offrono la possibilità di fare un attento bilancio. Nelle urne di giugno 1999 sono mancati oltre due milioni di voti rispetto alle consultazioni per la Camera (5.219.435) del 1994 e poco meno di un milione rispetto alle Europee (4.132.093) dello stesso anno, con una percentuale inferiore rispettivamente del 3,2% e del 2,2%. Appena sei le regioni dove A.N. non ha perso consensi, con punte decisamente preoccupanti nel centro-sud: dal -14% della Puglia al -9% della Campania, dal -7% della Calabria al -5% del Lazio. Quanto alla nostra Isola, se è vero che rispetto alle Europee la Sardegna è una delle sei regioni premiate, vantando una leggera crescita percentuale (+0.9), la tendenza è nettamente invertita quando si passa al confronto tra Elezioni Regionali. Oltre diciassettemila Sardi (nella sola città di Cagliari ben 3.474) non hanno rinnovato la fiducia alla lista di Alleanza Nazionale: da 102.723 a 85.454, con una perdita dell'1,3%.
Pochi dati, ma certamente sufficienti per poter riflettere con onestà sulla scelta operata in quel di Fiuggi. Svolta accettata come ineluttabile, obbligatoria, decisiva se si voleva conquistare un certo tipo di elettorato, che invece, a quanto risulta dai numeri, ancora oggi nega il consenso ad A.N.. In verità, fu soprattutto per ottenere il benestare e l'appoggio dell'allora C.D.U. (è davanti agli occhi di tutti che fine abbiano fatto nel panorama politico italiano i fedelissimi di Buttiglione), non certo quello dell'opinione pubblica, di Casini o Berlusconi, già al fianco di Fini quando ancora era vivo e vegeto il M.S.I..
Oggi si torna a parlare di smarrimento dell'identità, di perdita di credibilità, di torcicollo centrista, di atteggiamenti troppo disinvolti e distratti verso la destra del Polo (la mancata "desistenza" con la formazione di Rauti è costata sia il governo Prodi che quello D'Alema) e all'interno di A.N. si è avviato un feroce dibattito dall'esito incerto. Discussione che sin dai primi passi rischia di portare lontano dalla realtà, se dovesse fossilizzarsi esclusivamente sul referendum, strumento ormai tanto di moda dalle parti di
Via della Scrofa: "Segni sì, Segni no" oppure "Berlusconi sì, Berlusconi no". Un più proficuo confronto sul ruolo di A.N. non può prescindere dal riesame della sua identità, dei suoi riferimenti ideali, della sua cultura, delle sue tradizioni. Nei dintorni di A.N. - ha scritto Marcello Veneziani - esistono troppi «
barbari calati al nulla che nel nome della defascistizzazione sognano in realtà lo sradicamento della destra da sé stessa e liquidano come ideologico o intellettuale ciò che è anima e pane di una destra, cioè suo contenuto vitale».