EXCALIBUR 11 - giugno/luglio 1999
in questo numero

Quale futuro per "Vico"?

"Movimentare" l'associazione per incidere nella politica e nella cultura

di Fabio Meloni
Dopo due anni di attività ci si chiede se sia o no il momento di una svolta
Le iniziative realizzate con successo dall'Associazione Vico San Lucifero, ma soprattutto le "incompiute" rimaste esclusivamente nell'anticamera della mente di alcuni soci, hanno confermato ciò che molti di noi hanno sempre creduto, seppure qualcuno in meno lo abbia sempre praticato: la politica è soprattutto militanza.
Sin dall'avvio dell'iniziativa si era avvertito come fosse stretto l'abitino dell'associazione culturale, soprattutto per chi - come gli "eredi" della Giovane Italia, del Fronte della Gioventù e del F.U.A.N. - aveva sempre calcato piazze e strade, affidando al confronto con la gente le proprie idee, le proprie iniziative, i propri progetti e si era fortificato nelle difficoltà che lo schierarsi sul versante scomodo generava. Tanto scomodo da indurre troppi a cedere al fascinoso richiamo delle sirene della "politica facile".
Dopo due anni di vita, l'Associazione è arrivata a un punto di svolta: evolversi per non morire, reinventarsi per non diventare un fossile, crescere per non essere schiava delle "beghe partitiche" e delle "divisioni elettoralistiche", che talvolta si sono affacciate anche nelle riunioni degli associati, e soprattutto modificarsi per provare a incidere.
La modesta partecipazione dei "vecchi militanti" che attraverso la "scuola" di Vico San Lucifero sono arrivati all'Associazione, la scarsa capacità di aggregazione nei confronti di nuovi affiliati, l'insufficiente capacità di iniziativa dimostrata, invitano a una riflessione, a un'inversione di rotta, a una presa di coscienza.
I "militanti ventenni" di vent'anni fa non sono, e non potevano essere, più gli stessi, non hanno più le stesse caratteristiche, non hanno più la stessa disponibilità, la stessa abnegazione per idee e valori. Il nome scelto per l'Associazione ha creato - oltre che un grosso danno in termini di comunicazione, risultando di difficile comprensione e assimilazione - una sorta di sbarramento psicologico per coloro che di quella storia non hanno fatto parte o non hanno condiviso, per scelta o anagrafe, l'epopea.
Allora occorre ripensare l'Associazione sin dalla sua "ragione sociale", sin dalla sua denominazione, sin dalla sua strategia di ingresso nella politica e nella cultura. Potrebbe essere un indispensabile travaglio che le consentirà di riconquistare speranza e credibilità non solo al suo interno, ma anche nei confronti di chi finora ha guardato all'iniziativa con scetticismo, ma anche con comodo attendismo. Una riedizione che non trascuri l'importanza di aprirsi e confrontarsi con omologhe esperienze presenti sul territorio nazionale.
L'Associazione può e deve diventare un Movimento, ingenerando sin dalla sua definizione l'immagine di un soggetto attivo, dinamico, vivo. Un Movimento, certamente politico e culturale, che assuma un nuovo nome (la stessa testata del giornale dell'Associazione - Excalibur - può rappresentare un'idea, offrendo un preciso richiamo alla tradizione, ma altre proposte meriteranno di essere prese in considerazione), che scelga un immediato richiamo visivo attraverso un simbolo, un logo (come direbbero i maestri della comunicazione) che contraddistingua ogni iniziativa del Movimento. Un cambio di "ragione sociale" che non resti una semplice riverniciatura della facciata, ma che corrisponda anche a un rinnovo degli organismi, a un rinvigorire delle fila, a un rinnovo degli obiettivi. Aprendo le proprie porte all'ingresso di coloro - in particolare delle giovani generazioni, meno inclini alla pratica dei "ludi cartacei" e scarsamente avvezze alle sue degenerazioni, oltreché più versate alla politica delle idee - che condividano idee e finalità del Movimento.
Quindi, l'affermazione di idee forza - il famoso "sentire comune" - che scaturiscano da alcuni valori cardine. Un Movimento politico e culturale alternativo, ben fermo nelle proprie radici, che non sente l'esigenza di alcun tipo di abiura (anzi ritenga necessario contribuire in prima persona alla revisione storica) o di estemporanee adesioni a valori storici e politici che nulla hanno a che fare con la propria tradizione. Come, per esempio, sta accadendo con la svolta ultraliberista, che può essere contrastata solamente progettando scelte economiche che privilegino gli interessi nazionali in antitesi alla tutt'altro che ineluttabile globalizzazione del mercato. Che abbia ben ferma la propria opzione partecipativa e presidenzialista. Che si schieri in difesa dell'identità nazionale contro l'Europa dei mercati, della finanza e delle banche, riportando in auge il primato della politica sull'economia, per l'Europa delle patrie, affrancata dalla schiavitù atlantica e dall'americanofilia imperante e debosciante. Un Movimento con forte caratterizzazione sociale, propugnatore dei valori della solidarietà in difesa della famiglia, delle categorie più deboli, dei ceti meno protetti, senza per questo sfociare nell'assistenzialismo parassitario.
Un ambizioso progetto di rinascita, che dovrà avvenire - come sin dall'origine avevano voluto i suoi fondatori - senza barriere o vincoli partitici, aperto quindi a tutte le componenti della comunità politica nazionale, sia che facciano riferimento ad Alleanza Nazionale o a Fiamma Tricolore, al Fronte Nazionale o a Forza Nuova, o addirittura a nessuna di queste formazioni politiche. Un Movimento che ben strutturato, sostenuto e fortificato possa creare analoghe iniziative in giro per l'Isola, coagulando o integrando altre esperienze associative. Un meritorio tentativo di ridare vita alla politica delle idee, di ritrovare l'identità smarrita in troppi bagni purificatori, realizzati da un'entità politica frequentemente distratta dalle camarille elettorali.
Realizzare una comunità politica che trovi negli ideali la decisiva spinta verso la passione e il sentimento al fine di riproporre, riscoprire e valorizzare quella "Cultura" da contrapporre all'egemonia di quella "sinistra". In linea col poeta Ezra Pound: «L'unica cultura che riconosco è quella delle idee che diventano azioni».
Un ruolo di importanza primaria, considerando come i partiti che a essa dovrebbero richiamarsi non sono mai capaci di trovare il tempo e le occasioni per dedicarsi alla sua diffusione e salvaguardia
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È il momento giusto per dare vita alla trasformazione dell'Associazione "Vico San Lucifero" nel "Movimento politico e culturale Excalibur"??? Ai soci, ai simpatizzanti, ai lettori l'ardua sentenza.
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